Fiat lux. La semplice, ma profonda frase della Genesi della Bibbia, esprime tutta la potenza del nostro mondo visibile. Senza luce esiste solo il buio, il nulla.
I nostri occhi si sono evoluti e adattati proprio in funzione della luce. Un piccolo e complesso miracolo della natura, ancora oggi imbattuto e inimitato.
Ma perché vediamo nitido? Non basta la luce e non sono sufficienti gli occhi.
Il primo elemento è rappresentato dall’ambiente esterno. Condizioni di luminosità, trasparenza dell’aria, presenza di pulviscolo o vapore come la nebbia sono situazioni che possono influenzare anche in maniera rilevante la qualità visiva.
A livello oculare occorre che, come in un obiettivo fotografico, trasparenza e qualità delle lenti siano ai massimi livelli. La prima lente che possediamo è rappresentata da un liquido chiamato film lacrimale. Questo esilissimo strato di acqua, lubrificante e nutriente, ricopre il bulbo e la cornea e viene periodicamente rinnovato 10 – 15 volte al minuto, durante il giorno, con l’ammiccamento palpebrale. In caso di alterazione, come alla presenza di occhio secco o di eccesso di lacrimazione, o se vi è una stenosi o occlusione dei dotti lacrimali, la visione risulta instabile, appannata e non uniforme.
La cornea, quella coppettina trasparente posta anteriormente sull’occhio, è una e vera propria lente dello spessore di circa mezzo millimetro. La trasparenza e soprattutto la sua curvatura regolare consentono ai raggi luminosi di convergere in modo preciso verso l’interno. Le anomalie di curvatura determinano un difetto visivo chiamato astigmatismo, che in particolari condizioni di gravità è rappresentato dalla malattia chiamata cheratocono. Una precisa lente da vista con occhiale o il ricorso a trattamenti chirurgici con il laser, possono eliminare queste irregolarità.
All’interno troviamo il cristallino. Posizionato dietro all’iride, è la seconda lente dell’occhio. Dotato di un sofisticato meccanismo di messa a fuoco, ottenuto variando il suo spessore antero posteriore, converge verso la retina, nel fondo oculare, i raggi luminosi. La più comune causa di perdita di trasparenza del cristallino è rappresentata dalla sua opacizzazione, detta cataratta.
Infine la retina, in assenza di patologie, consente la formazione di un’immagine virtuale nitida, che sarà trasmessa al cervello come segnali elettro-biochimici e trasformata in vera è propria sensazione visiva.
Ma non è tutto. Una visione nitida è anche frutto di corretti e adeguati momenti di recupero dei meccanismi fisio-chimico-biologici alla base di questo sistema. L’alternanza di luce e buio, quindi il sonno, sono fondamentali per ripristinare e rigenerare quelle sostanze che sono consumate durante il processo visivo, e questo avviene solo con un adeguato numero di ore di riposo.
Mario Parma 3-9-25