OCCHI E VISTA: VOLEVO SAPERE SE…

A cura di Mario Parma, medico specializzato in Oftalmologia, convenzionato con Ente Mutuo Regionale

Il mio bambino ha quattro anni e vede bene. Perché devo portarlo dall’oculista? Non è sufficiente il controllo del pediatra?

No. Non è sufficiente. La vista, o meglio l’apparato visivo inteso come l’insieme di: occhi, nervo ottico – vie ottiche e corteccia cerebrale posteriore è un complesso sistema che consente di rapportare l’individuo con il mondo esterno per più dell’80%. Lo sviluppo visivo comincia dalla nascita e arriva a maturazione verso l’età scolare. Deve essere completo, armonico e bilanciato tra i due occhi.

Durante questo periodo si passa, gradualmente, dalla percezione di sagome confuse durante il primo anno di vita, alla perfetta consapevolezza di colori, forme e movimento del bambino nell’età scolare. Ma è solamente intorno ai 15 anni circa, che si può dire concluso questo processo di maturazione.

Essendo la vista così peculiare e importante per vivere, è chiaro e evidente che solo un controllo specialistico del medico oculista, dalla nascita alla fine del percorso di sviluppo, consente di individuare tutti quei fattori o elementi patologici che possono interferire, impedire o bloccare questo meraviglioso processo. Difetti visivi, ambliopia (la mancanza di visione di un occhio), strabismo, patologie come la cataratta congenita, retinopatie ecc. richiedono tempestivi e mirati interventi terapeutici.

Le visite, dalla nascita e nei successivi anni, fatte secondo una cadenza stabilita in base agli eventuali problemi riscontrati, permetteranno di correggere, o eliminare tutti quei fattori che rendono imperfetta la visione e che, invece, oltrepassato quel fatidico limite della pubertà, non potranno più migliorare.

Ieri sono stato tutto il giorno al mare e c’era tanto sole. Oggi mi bruciano gli occhi, non tollero la luce e vedo appannato. Devo mettere delle fette di patate sugli occhi.

L’antico rimedio sfrutta la presenza di amido nelle patate come sostanza emolliente. Ma adottare soluzioni più moderne e aggiornate è certo consigliabile. Prima di tutto usare sempre gli occhiali da sole, preferibilmente polarizzati, e non esporre gli occhi alla forte luce solare.

Se accade di incorrere in una cherato-congiuntivite attinica, così si definisce la sofferenza della superficie oculare esposta per lungo tempo alle radiazioni U.V., bisogna utilizzare specifici colliri di tipo antinfiammatorio, lubrificanti e rigeneranti del delicato tessuto corneale. L’oculista saprà consigliare i prodotti e i tempi di uso più adatti. Nel frattempo, ovviamente, stare in un ambiente oscurato.

Il mio oculista mi ha detto che ho il glaucoma e dovrò mettere un collirio tutta la vita. Ma io ci vedo benissimo e non ho alcun disturbo. Mi sa che non lo metterò.

Se è stata fatta la diagnosi di glaucoma non bisogna sottovalutare il problema ma, anzi, seguire con rigorosa attenzione le prescrizioni terapeutiche dell’oculista.

Il glaucoma è una malattia cronica, degenerativa, progressiva e invalidante che, se non curata, può portare alla cecità. Compromette, in modo irreversibile, la trasmissione degli impulsi visivi delle delicate fibre nervose del nervo ottico.

È causata da un rialzo della pressione interna del bulbo oculare e da una vasculopatia del nervo ottico, che non viene ossigenato in modo adeguato. Purtroppo la sua lentissima evoluzione, e la pressoché totale assenza di disturbi avvertibili soggettivamente, rende tale patologia subdolamente ingannatrice e, nel momento in cui ci si rende conto di non avere più la visione periferica, è troppo tardi.

Quindi, per conservare a lungo la vista, la prevenzione è essenziale, e fondamentale curare, senza interruzione, la malattia, così come è altrettanto indispensabile sottoporsi ai vari controlli ed esami che periodicamente lo specialista richiederà.

Ho messo due gocce di collirio anziché una. Succede qualcosa di pericoloso?

È tale la paura di danneggiare il prezioso bene della vista, che spesso le persone danno origine, involontariamente, ad angosce e ansie sui gesti cha fanno. Uno di questi è il fatto di instillare più gocce di un collirio.

Ricordiamo che il sacco congiuntivale, ovvero la spazio che si forma tirando leggermente verso il basso la palpebra inferiore, e dove si devono far cadere le gocce di medicamento, è ristretto. Un eccesso di instillazione sarà automaticamente espulso dalla superficie oculare appena chiuse le palpebre, defluendo sulle guance.

Le involontarie due o tre gocce generalmente non comportano problemi, se non di sprecare il prezioso e… a volte costoso, collirio.

25/08/2023