SINDROME DI ASPERGER E LIMITI ALLA SOCIALITÀ

La sindrome di Asperger, riconosciuta come un disturbo di tipo neurologico e associata all’autismo, consiste in un progressivo deterioramento nelle comunicazioni e interazioni sociali reciproche, portando inoltre il soggetto che ne è colpito all’adozione di comportamenti ripetitivi e ristretti. Chi presenta questa sindrome non è considerato un malato, non soffre infatti di ritardi di tipo cognitivo o di difficoltà nell’uso del linguaggio, ma presenta un comportamento peculiare e una certa difficoltà nel rapportarsi con altre persone. Gli Asperger sono privi di empatia cognitiva, non riescono cioè a comprendere le intenzioni, le aspettative, l’ironia, ecc. del loro interlocutore; conseguentemente, per esempio nelle conversazioni, si cimentano in discorsi interminabili e unilaterali, incentrate su un unico argomento, e risultano del tutto ignari dei tentativi dell’interlocutore di intervenire o di cambiare discorso. Capita spesso, inoltre, che gli Asperger si appassionino a qualcosa di specifico e che siano in grado, specie da piccoli, di acquisire una conoscenza enciclopedica sull’argomento. Una ulteriore caratteristica degli Asperger è data dalla loro iper o iposensibilità ad alcuni stimoli sensoriali: determinate luci o suoni che per altri possono essere considerate normali, per gli Asperger risultano estremamente fastidiose e li possono portare a stress eccessivo e alla mancata capacità di regolare le proprie reazioni ed emozioni. Sebbene non esistano terapie per la sindrome di Asperger, con l’aiuto della psicoterapia cognitiva-comportamentale gli Asperger imparano intellettivamente a fare amicizia, sostenere una conversazione, regolare le loro emozioni, integrandosi nella società.