La salute della prostata rappresenta un tema centrale nella prevenzione maschile, soprattutto dopo i 50 anni. Due condizioni in particolare, molto diffuse ma profondamente diverse tra loro, sono l’ipertrofia prostatica benigna (IPB) e il tumore della prostata. Comprendere sintomi, modalità di diagnosi e opzioni terapeutiche è fondamentale per intervenire tempestivamente e migliorare la qualità di vita. Ne parliamo con il Dott. Francesco Pellegrino, urologo presso Smart Clinic, network di ambulatori innovativi del Gruppo San Donato.
Dottor Pellegrino, cosa sono il tumore della prostata e l’ipertrofia prostatica benigna?
L’ipertrofia prostatica benigna è un ingrossamento non tumorale della prostata, legato principalmente all’età. È una condizione estremamente comune: si stima che interessi circa il 50% degli uomini sopra i 50 anni, con una prevalenza che aumenta progressivamente con l’età.
Il tumore della prostata, invece, è una patologia oncologica ed è tra le più frequenti nella popolazione maschile. In Italia rappresenta il tumore più diagnosticato negli uomini. A differenza di altri tumori, ha un decorso spesso lento ma può diventare clinicamente rilevante se non intercettato precocemente.
Quali sono i sintomi principali a cui prestare attenzione?
Per quanto riguarda l’IPB, i sintomi sono i cosiddetti LUTS (Lower Urinary Tract Symptoms), cioè disturbi urinari come difficoltà a iniziare la minzione, getto debole, aumento della frequenza urinaria, soprattutto notturna, e sensazione di svuotamento incompleto della vescica.
Il tumore della prostata, invece, è solitamente asintomatico nelle fasi iniziali. I sintomi compaiono generalmente in stadi avanzati, ad esempio quando sono presenti metastasi, e possono includere dolore osseo o disturbi urinari simili a quelli dell’IPB. Questo rende ancora più importante la diagnosi precoce.
Come si arriva alla diagnosi? Esistono programmi di screening?
Per l’IPB, la diagnosi si basa su anamnesi, quindi il racconto dei sintomi e della storia clinica da parte del paziente, e sull’esame obiettivo, in particolare l’esplorazione rettale.
Nel caso del tumore della prostata, oltre ad anamnesi ed esame obiettivo, è fondamentale il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico). Il PSA è un marker definito d’organo, in quanto i suoi livelli nel sangue possono aumentare sia in caso di tumore della prostata, sia in presenza di altre patologie prostatiche, come ad esempio IPB o infezioni delle vie urinarie. Per questo motivo è sempre importante interpretare il valore del PSA nel contesto della situazione clinica del paziente.
Dal 2025, Regione Lombardia ha ampliato la fascia d’età dei cittadini che possono accedere gratuitamente al programma di screening per il tumore alla prostata, offrendo a un numero maggiore di uomini lombardi, a partire dai 50 anni, la possibilità di prevenire e individuare precocemente la malattia.
Quali sono gli esami di approfondimento nei due casi?
Per l’IPB, gli esami di primo livello includono l’ecografia prostatica e l’uroflussometria, che consente di valutare il flusso urinario e il residuo postminzionale ovvero la quantità di urina che resta in vescica dopo la minzione. In casi selezionati si ricorre a esami di secondo livello per approfondire il quadro clinico.
Per il tumore della prostata, invece, oggi il percorso diagnostico si è evoluto molto: mentre in passato si dava indicazione alla biopsia prostatica solo sulla base di PSA, anamnesi e visita, oggi la risonanza magnetica multiparametrica della prostata ( presente anche nella nostra clinica a Pieve Fissiraga) è diventata uno strumento fondamentale per identificare eventuali lesioni sospette. In presenza di indicazioni, si procede poi con biopsie prostatiche combinate, cioè biopsie sistematiche distribuite su tutta la prostata più biopsie “targeted”, cioè mirate sulle aree sospette individuate dalla risonanza.
Nei pazienti con diagnosi già confermata, per la stadiazione si utilizza sempre più frequentemente la PET ( Tomografia ad emissione di Positroni ) con PSMA ( Antigene Prostatico Specifico di Membrana ), cioè una tecnica diagnostica avanzata che combina l’imaging PET con l’uso di un radiofarmaco specifico, per individuare ed identificare con precisione le cellule tumorali prostatiche e le eventuali metastasi .
Parliamo di terapie: quali sono le opzioni disponibili oggi?
Per l’ipertrofia prostatica benigna, il trattamento dipende dalla severità dei sintomi. Si parte da modifiche comportamentali e dello stile di vita, si può passare a terapie farmacologiche e, nei casi più avanzati o resistenti, si ricorre alla chirurgia.
Nel caso del tumore della prostata, nelle forme localizzate le opzioni sono diverse e vengono personalizzate sul singolo paziente. Si può optare per la sorveglianza attiva nei casi a basso rischio, oppure per trattamenti radicali come la radioterapia o la prostatectomia radicale. Un’altra opzione terapeutica che sta emergendo negli ultimi anni è la terapia focale, riservata a un gruppo ristretto di pazienti e ancora considerata sperimentale. La scelta viene fatta dopo un attento colloquio tra paziente e urologo e dipende da vari fattori, tra cui età, condizioni generali, caratteristiche del tumore e le preferenze del paziente.
La salute prostatica richiede attenzione, consapevolezza e controlli regolari. Se l’ipertrofia prostatica benigna può impattare significativamente sulla qualità della vita, il tumore della prostata rappresenta una sfida oncologica in cui la diagnosi precoce fa la differenza. Affidarsi a specialisti e non sottovalutare i segnali del proprio corpo è il primo passo verso una prevenzione efficace.
Per informazioni o per prenotazioni, si può contattare il numero 02 2111 7584 oppure visitare il sito www.smartclinic.it